Bukowski è il mio pusher

Bukowski è il mio pusher
se n’é andato all’ultimo giro
ritirato, spremuto fino all’ultima goccia.
Fine.

Sono a terra Hank.
Sento il tuo sguardo lacrimoso, ubriaco
romantico come un cigno che galleggia in una fogna
lo sento alle mie spalle ogni volta che smetto di sperare.

Il mio venerato pusher
il mostro che mi fa gridare l’anima. Mi fa venire l’anima.
Mi fa buttare nella fogna, mi fa uscire dalla tana.
Fa piangere chi, come me, si è accorto che non esiste una vera armatura
e così senza scudi si offre per la prima linea.
Mi hai rivelato il fondo buio e insegnato dove si accende la luce.

Ora conosco il tumore del recepire
in un mondo ancora sbagliato
dove non ci si può far trasportare da un treno merci diretto non si sa dove.
Forse non si è mai potuto, di certo non si è mai saputo. Niente.
Dove le hai buttate le tue maschere?
Perché io non so dove distruggere le mie
in questa città riciclata.

Lo chiamano smacco morale
quando molli tutto poco prima di issare il trofeo.
Non è paura.
Forse l’unico modo per sentirsi liberi
è sconvolgere il normale corso della quotidianità
quando meno sarebbe lecito aspettarselo.

Prendere il nemico e dirgli:
-Allora sei scortese.
E smetterla di lottare contro una rappresentazione falsa
contro trappole per topi
dal momento in cui possiamo astrarre.

Quante ne facciamo per poter scrivere una riga in più
noi che non lavoriamo di fantasia, vero amico mio?
Beh, ormai è fatta.

Cristo santo è tutto quello che ho
tutto quello che ho.
Non voglio soldi
non riesco a scegliere il male minore.
Sono un soldatino nudo, temprato, un viscido e inafferrabile girino.
Niente aumento di stipendio, piuttosto chiedo l’anticipo
alla nostra cara e onnipotente signora morte.
E se anche questo sfuggirà dal mio controllo
vorrà dire che non esiste nessun buon motivo per incazzarsi.

11 gennaio 2002
bolidesottomarino

Incontrare il tempo di persona

E’ passata una vita da quando non lo facevi.

Adesso lo stai facendo in anticipo, nella tua mente.

La Gonzo Bike è carica e ti fa sorridere. Una honda cb 750 custom 1982.

Testa fluida sul manubrio.

Accamparsi in fondo ad una valle

il sole va da una parte all’altra

da una parte all’altra.

E poi c’è il buio, il dubbio.

Ricorda di portare  Delillo.

Stelle come nastri punzonati di carillon

il nastro gira

una testina legge la posizione ed emette una nota.

cos’è il tempo?

la nostra mente collettiva.

Ti fa stare bene saperlo?

Allevia la paura di morire.

C’è il fornello portatile per la moka, c’è vino rosso.

La musica è il canto della sirena

forse la musica è il tempo e lo spazio o forse no.

Qui c’è musica e le immagini sono limitate.

Quando sarai nella valle sotto il bosco, non sarà così. Arriveranno le informazioni, i dettagli.

Costruisci il futuro a partire da qualche istante fa.

Quello che pensi che farai sarà vissuto.

La tua mente è un proiettore

e l’universo una mappatura di coscienze collettive.

Vedi solamente le tue mani.

Rinunci a leggerle, ad ammirarne i dettagli fino a vederci superfici aliene.

Rinunci a tutto per avere tutto.

Il tempo di pensare definendo il tuo futuro

schiaccia quello per vivere il presente.

Ma il tempo non esiste. E’ un fatto.

Non si può speculare sull’inesistente senza fondare una nuova religione.

E’ la legge di Murphy. Tutto va male, contemporaneamente.

Eppure va bene, ogni istante è un dono e ti senti obbligato a restituire il favore caricandolo di significato.

Mentre qualcun’altro direbbe il contrario, di tutto o quasi, prova ad andare avanti.

 

 

 

 

Porgrave

Porgrave Teaser 1

Porgrave by: Sandro Bocci

“Si è sempre immaginato, con troppa disinvoltura, che non esistesse coesione tra gli individui, che la razza umana non fosse una totalità provvista di qualcosa che, sia pure in forma estremamente tenue, equivalesse a una specie di flusso sanguigno e nervoso in grado di propagarsi da uomo a uomo. Certo, esistono altri modi per spiegare perché miliardi di persone possano agire, pensare e sentire nello stesso modo, dato uno stimolo dominante, ma nel corso dei secoli i filosofi slan hanno considerato la possibilità che una simile affinità psicologica sia dovuta ad una straordinaria unità fisica e mentale.


Tutti i tentativi fatti per riportare a galla la verità sono stati sommersi da un’incredibile ondata di isteria di massa…
Quello che è avvenuto è avvenuto semplicemente perché c’è stata una reazione naturale alle intollerabili tensioni che spingevano gli uomini alla follia; e il motivo è che né il corpo né la mente erano più in grado di far fronte alla civiltà moderna.”
Un’ondata biologica ha in un primo momento generato nascite anormali e poi, per semplice statistica, creato nel corso dei secoli la nuova perfezione. Uomini capaci di percepire il pensiero.

“Slan” 1940 Alfred E. van Vogt

Galleria “frames from movement”:

Questa è la verità

“…Questa è la verità: in nessun caso le persone, anche quelle normali, non sono soltanto una persona qualunque con un insieme di caratteristiche. Non è così semplice. Siamo tutti alla mercè del sistema limbico, nuvole di elettricità che vagano attraverso il cervello. Ogni uomo è spezzato in frazioni di 24 ore e poi di nuovo in altre 24 ore. E’ una commedia giornaliera, un uomo che cede il controllo al prossimo: un dietro le quinte aff ollato di vecchi attori che scalpitano per il proprio turno sotto i riflettori. Ogni settimana, ogni giorno. L’uomo arrabbiato che passa il testimone all’uomo imbronciato e a turno al maniaco sessuale, all’introverso, all’oratore. Ogni uomo è una calca di gente, un gruppo di idioti incatenati tra loro. Questa è la tragedia della vita. Perché per pochi minuti di ogni giorno, ogni uomo diventa un genio. Momenti di lucidità, intuizione, chiamala come ti pare. Le nuvole si dividono, i pianeti si allineano e tutto diventa ovvio. Riuscirei a smettere di fumare, forse, oppure ecco come guadagnare velocemente un milione di dollari, o ancora la chiave per la felicità eterna. Questa è la verità miserabile. Per pochi momenti,i segreti dell’universo ci vengono svelati. La vita è un banale trucco da salotto. Ma poi il genio, il saggio deve cedere il controllo al prossimo tizio che si trova vicino alla cima della montagna, molto probabilmente al tizio che vuole soltanto mangiare patatine e sia l’intuizione sia la genialità sia la salvezza sono tutte adate ad un imbecille o ad un edonista o ad un narcolettico. L’unico modo per mettere ordine a questo disastro, naturalmente, è prendere precauzioni per assicurarsi di controllare gli idioti che si susseguono. Prendere la catena che vi vincola, di mano in mano,e guidarli. Il miglior modo di fare questo è una lista. E’ come una lettera che scrivi a te stesso. Un grande piano, disegnato dal tizio che riesce a vedere la luce, fatto di passi abbastanza semplici da essere compresi dal resto degli idioti. Seguire i passi uno per uno no a cento. Ripeterli se necessario. Il tuo problema è poco piu grave, forse, ma in sostanza è la stessa cosa… E’ come quel gioco per computer, la stanza cinese. Te lo ricordi?… Ci sono alcune ovvie diff erenze nella tua situazione, ovviamente: tu sei scappato dalla stanza in cui ti avevano rinchiuso, quindi l’intero gioco doveva essere trasportabile. E il tizio che ti da le istruzioni – quello sei sempre tu, solo una versione precedente di te stesso. E la barzelletta che tu racconti, beh, è la conclusione. Solo non penso che qualcuno la troverà molto divertente. Quindi questa è l’idea. Tutto quello che devi fare e seguire le tue istruzioni. E’ come salire o scendere le scale. Un passo alla volta. Seguendo la lista. Semplice. E il segreto, naturalmente, di ogni lista e tenerla in un posto dove sei costretto a vederla. …”

Tratto da “Memento Mori” di Jonathan Nolan

racconto completo: https://dl.dropboxusercontent.com/u/58223215/Memento%20Mori%20%28ita%29.pdf

fonte: http://christophernolan.forumfree.it/?t=55111073

Alan Moore sulla morte e sul tempo

Alan-Moore-Unearthing

“Quando Einstein parla del fatto che lo spazio-tempo ha una curvatura, allora dal momento che lo spazio-tempo include le tre dimensioni a noi familiari, questo implica che deve curvarsi attraverso la quarta dimensione, e questo suggerisce che la quarta dimensione, da come capisco, non è il tempo. Ma è la nostra percezione del passare del tempo. L’universo è un solido quadridimensionale nel quale nulla si sta muovendo e nulla sta cambiando.
La sola cosa che si muove attraverso quel solido, lungo l’asse temporale, è la nostra coscienza. Il passato è ancora lì, il futuro è sempre stato lì e, in questo gigantesco solido, ogni momento che è esistito – o che esisterà – esiste, in modo contiguo, nello stesso momento.
In questo gigantesco iper-momento dello spazio-tempo, che include tutti gli istanti che costituiscono la vita di ciascuna persona, mi sembra che nulla stia andando da qualche parte. Pensa a un normale viaggio attraverso le tre dimensioni: percorri in macchina una strada, ad esempio. Ora quelle case dietro di te stanno sparendo, non puoi più vederle. Ma non dubiti che invertendo la direzione di marcia quelle case saranno ancora lì.
Il fatto è che la nostra coscienza si muove solo in una direzione attraverso il tempo. Non possiamo tornare indietro. Ma credo che quello che i fisici ci dicono è che quei momenti sono ancora lì e credo che quando arriveremo alla fine della nostra vita, ai 70 o 80 anni della nostra vita, si tratta solo di una dimensione fisica… è quanto a “lungo” siamo stati nel tempo e quando la nostra coscienza arriva alla fine della nostra vita, non ha altro posto dove andare se non tornare all’inizio.
Così rivivremo la nostra vita ancora e ancora e ancora, all’infinito, e ogni volta penseremo esattamente le stesse cose, diremo esattamente le stesse cose, faremo esattamente le stesse cose che abbiamo fatto e detto la prima volta. È persino privo di significato parlare di una “prima” volta.
Ho creduto d’aver avuto io quest’idea perché… sono un genio. Ma risulta che i Pitagorici avessero una sorta di loro versione: l’ “eterno ritorno”. Basavano la loro idea sul fatto che quando questo universo finisce, poiché il tempo è infinito, allora devono esserci degli altri universi e, dal momento che quegli universi sono finiti, ci deve essere alla fine un altro universo esattamente come il nostro, cosa che non credo sia scientificamente plausibile.
Mentre quest’idea della “dimensionalità” della nostra esistenza si regge in piedi. Non riesco a vedere un altro modo che non implichi violare completamente uno dei fondamentali pilastri della fisica moderna e, mentre lavoravo a Jerusalem, mi sono imbattuto in una splendida citazione di Albert Einstein che riassume perfettamente quello che stavo cercando di dire ma in modo molto eloquente e con molte meno parole del mio tre quarti di milione. Sembra che stesse consolando la vedova di un collega fisico – questo avveniva appena qualche mese prima della morte dello stesso Einstein – e lui le disse: “Per un fisico come me, la morte non è una cosa così rilevante”, ma sto parafrasando. Disse: “La morte non è una cosa così rilevante perché capisco la persistente illusione della transitorietà.”
Penso che la “persistente illusione della transitorietà” dica tutto. La persistente illusione che le cose passino. Le persone, gli eventi, i luoghi… io non credo che passino. Penso che, in un certo senso, ogni momento sia eterno. Non sto cercando di fondare una religione e noterai che tutto questo discorso non richiede la presenza di un Dio.”

fonte: http://smokyland.blogspot.it/2012/01/alan-moore-il-nuovo-libro-lo-spazio.html

Each point with an orbit that does not escape to infinity, nor is attracted by a cycle, forms the Julia Set

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